1 anno e 15.000 km dopo

Tempo di fare i primi bilanci dopo un anno di utilizzo. Innanzitutto la cosa più importante: non sono mai rimasto a piedi, né ci sono arrivato vicino. È chiaro che ogni spostamento un po’ lungo va programmato con attenzione, privilegiando il percorso “breve” rispetto a quello “veloce”, e dunque le statali rispetto alle autostrade (col che si risparmia anche). Tuttavia in condizioni critiche (inverno e pioggia) questo si può rivelare controproducente, visto che se si sta molto fermi nel traffico il riscaldamento, il tergicristallo e i fari comunque succhiano un bel po’ di batteria.20140531_175244

L’autonomia reale è naturalmente molto più bassa del dato ufficiale. A chi mi chiede rispondo che con un “pieno” si può contare ragionevolmente su non più di 120 km, ovviamente se si guida molto tranquillamente e senza il climatizzatore/riscaldamento. Se poi si tiene conto che è buona norma ricaricare la batteria solo all’80% e che non è il massimo girare con meno di due tacche residue (sulle 12 totali), allora diciamo pure che un range veramente tranquillo è di 80 km. Che però si sono rivelati più che sufficienti per la stragrande maggioranza degli spostamenti routinari.

Le soddisfazioni più grandi sono naturalmente quelle di muoversi in città senza alcuna emissione allo scarico e in silenzio, oltre a quella di ricaricare, quando possibile, in modalità 100% fotovoltaica, e quindi muoversi realmente a impatto quasi zero. Anche i bambini sono entusiasti, e preferiscono nettamente quando ci si muove con “l’elettrica”, anche se ambirebbero alla Tesla, beata ingenuità… Altra soddisfazione, ma non credo duratura, è quella di poter parcheggiare in pieno centro a Milano, magari proprio davanti alla Scala!

In seconda battuta, ma tutt’altro che trascurabile, il piacere di guida. Silenzio, assenza di vibrazioni, fluidità, accelerazione bruciante e progressiva quando serve. Un’elettrica è pure il luogo ideale per lunghe conversazioni telefoniche in vivavoce.

Il rovescio della medaglia di tutto ciò è che l’auto elettrica rischia di creare assuefazione, se non addirittura dipendenza. Non nascondo di aver fatto qualche spostamento in più in auto rispetto al beneamato treno. Ma, come ho già raccontato, l’accoppiata con la bici pieghevole rimane determinante.

Due parole sui costi: bollo assente, assicurazione RC a prezzo ridicolo, area C di Milano gratuita, parcheggio gratuito sulle colonnine di ricarica, ricarica a casa gratuita quando c’è il sole. Sicuramente gli investimenti iniziali sono importanti, ma in una prospettiva di lungo termine…

Una giornata intermodale – 2

Un paio d’anni fa raccontavo in questo post la cronaca di una giornata intermodale. Ora parlo di un’altra esperienza di intermodalità, ma questa volta di tipo “auto (elettrica, ça va sans dire) più bici”.

Con l’auto elettrica bisogna pianificare una trasferta non ordinaria in maniera molto accurata, soprattutto se ci si avventura in zone dotate di poche infrastrutture di ricarica. E avere una bicicletta di supporto aiuta non poco…

Dunque partenza all’alba in direzione Milano, circa 60 km, e successiva ricarica alla colonnina A2A interna al Politecnico. Servono circa 3 ore per ripristinare la carica iniziale.

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Ripartenza alle 11 per un’altra tappa, sempre in zona Milano, e poi alle 12.30 in direzione Lecco. Qua c’è una sola possibilità di ricarica, con due postazioni legate ad un’azienda privata che concede ancora per un po’ la ricarica a titolo gratuito. Naturalmente allertati già qualche giorno prima, si sono rivelati gentilissimi e disponibili. La postazione non è molto vicina a dove mi devo recare, dunque si estrae la fida pieghevole dal bagagliaio e via.

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Ad impegno finito l’auto è di nuovo al 100%, si riparte per il rientro a casa con la prospettiva di uno stop per ricarica rapida al Villoresi Est (autostrada Milano-Varese). Ma il navigatore suggerisce un itinerario breve di soli 90 km che, tagliando per le strade statali della Brianza, mi consente di arrivare a casa senza ulteriori ricariche.

E così è, circa 200 km in elettrico senza problemi!

 

 

Una giornata intermodale

Questa è la breve cronaca di una giornata intermodale tipo, per me che da cinque anni ho abbandonato la città pur continuando a lavorarci. E che, dopo un paio d’anni di utilizzo di due diverse biciclette lasciate in stazione al mattino e alla sera, ho deciso di fare un salto in avanti e dotarmi di pieghevole, o meglio della Pieghevole per eccellenza.

Si parte da casa alle 7.30, caschi, giubbotti e via! 7 km tra i campi di grano, in leggero declivio.

Un paio di passaggi e attraversamenti delicati (vita dura per i ciclisti anche in campagna, non solo in città) e alle 8 siamo all’asilo.

Lasciata la duplice “zavorra” riparto subito per la stazione, un paio di km, questa volta con un bello strappo in salita. Stazioncina di campagna, monobinario… e poi un cambio di treno.

Dalla Stazione Centrale al Politecnico, altri 3 km in velocità, sull’asse via Andrea Doria, Viale Gran Sasso, Piazza Piola. Viva la corsia preferenziale!

Alla sera si riparte, ma questa volta sulla Stazione Garibaldi. 5 km con passaggio per la ciclabile di Via Morgagni, invasa da pedoni e carrozzine. Ma la bici disegnata per terra proprio non la vedono??

 

 

Doppio passaggio in treno, arrivo a casa. Si riapre la bici e via, per gli ultimi 2,5 km della giornata con la luce radente del tramonto, il profumo della campagna (oddio, non sempre profumo…) e soprattutto quei 4-5 gradi in meno rispetto all’isola di calore di Milano.

Alla fine della giornata mi sono messo in tasca quasi 20 km, una discreta dose quotidiana di allenamento. E ho anche pedalato con i miei figli. Ma soprattutto la pieghevole mi consente una libertà, un’elasticità e una gestione dei tempi che non potrei avere con nessun altro mezzo. Provare per credere!