A bug’s life

bugslife03Il film “A bug’s life” rende bene la sensazione che deve provare un insetto di fronte ad un mondo sconfinato ed enorme. L’unico modo che ha per non esser disorientato dall’infinito insostenibile spazio, è quello di occuparsi solo di una piccola porzione di esso, senza avere l’ardire di contenerlo o di voler sollevare la testa.

Sebbene io abbia già visitato più di una megalopoli di svariati milioni di abitanti, la sensazione provata a Tokyo è stata proprio quella di un insetto in una foresta di sequoie. Le strade si aggrovigliavano come liane intorno ai grattacieli, fluttuando sospese sull’acqua a differenti altezze e su di esse i treni e le automobili si incrociavano rincorrendosi in una galassia lontana parecchi anni luce. I grattacieli si perdevano a vista d’occhio rivestiti da milioni di luci e venivano le vertigini a pensare che ad ogni luce corrispondeva una casa e ad ogni casa persone. DSCN1202 Un giro sulla ruota panoramica ci ha permesso di osservare la città dall’alto, o meglio, meno dal basso, dandoci l’illusione di poter catturare qualcosa di più di questa città che fuggiva in ogni direzione veloce ed inafferrabile come sfere di mercurio sul pavimento.

DSCN1137Dopo poche ore era già tempo di andare all’aeroporto per tornare a casa. Poche ore dall’arrivo a Tokyo, ma una infinità dal primo giorno in Giappone, ormai tanto lontano da sembrare persino un altro viaggio. O forse Tokyo è davvero l’inizio di un nuovo viaggio: il prossimo in Giappone!

Il drago e le scimmie

DSCN0306DSCN0275 Il cuore del Giappone pulsa nel corpo di un drago che freme e sbuffa mentre la sua dura scorza è dolcemente lambita da corsi d’acqua scaldati dal magma che ribolle nelle fauci. Tutte le creature assecondano con pazienza le continue sfuriate dell’indomabile bestia, che scalpita sputando fiamme, fumo e zolfo dalle grandi narici. Non tutta l’energia però vien per nuocere. Uomini e macachi hanno infatti imparato a beneficiare dei doni elargiti dall’irrequieto destriero, godendo delle proprietà terapeutiche delle acque che sgorgano dal ventre, bollenti e ricche di minerali.

DSCN0124I primi hanno adagiato villaggi intorno alle polle che intridono l’aria di vapore dal pungente odore di zolfo in un’atmosfera ancestrale.

Gli abitanti cuociono uova e verdure nelle pozze che ribollono, e hanno costellato le strade di bagni pubblici, detti onsen, in cui si recano per le quotidiane abluzioni. Anche qui naturalmente c’è un’etichetta particolareggiata e meticolosamente seguita. DSCN0117 DSCN0126DSCN0178I secondi, i macachi, ogni giorno scendono dai boschi del parco Jigokudani per andare ad immergersi nelle acque calde del fiume dove incontrano una comunità umana con la quale, fingendo di ignorarsi, si osservano reciprocamente incuriositi. Anche noi ieri siamo stati parte di questo surreale momento. Macachi e uomini si muovevano sulle rive ghiaiose del fiume rubandosi fugaci sguardi mentre svolgevano pretestuose attività. DSC_7395I maschi controllavano il territorio da posizioni dominanti emettendo grida di sfida quando qualche incauto giovane non rispettava le gerarchie. DSC_7446I cuccioli di entrambi giocavano stringendo tra le mani ghiaia e bastoni, mentre le madri li richiamavano pronte se si allontanavano troppo. Alcuni, trovandosi faccia a faccia con l’altra specie, si rifugiavano intimoriti tra le braccia materne e dopo un istante coppie di occhietti vispi spuntavano dai sicuri rifugi per continuare ad osservarsi. DSCN0151
Comunità assai familiari nella timida esuberanza dei piccoli, nella cura genitoriale e nelle occhiate lanciate di nascosto, si fondevano pacifiche in un contesto primordiale come quello che accolse il primo comune antenato.DSC_7418

Migliaia di gru

Ad Hiroshima la pioggia scendeva sul volto triste della città.

Essendo mezzogiorno ci dirigiamo verso le vie centrali alla ricerca di un locale segnalato dalla guida dove assaggiare lo okonomiyaki (letteralmente “cucina ciò che vuoi”) il piatto tipico di queste parti. Prendiamo l’ascensore in un edificio anonimo che non lasciava presagire quanto avremmo trovato al suo interno. DSC_7135Quando le porte si aprono ci troviamo in una grande cucina con scatole accatastate e numerose piastre rettangolari di almeno 3 metri (teppan), che sfrigolavano rumorosamente emettendo profumi che entravano come promesse nelle narici dei clienti. Le cuoche rigiravano abilmente con spatole metalliche le frittelle ricoperte di cavolo, germogli, uova, noodles, carne o pesce.

Terminato il pasto ci rituffiamo nelle vie commerciali rigonfie di negozi, insegne luminose, maxi schermi, suoni e colori, in un’atmosfera tuttavia uggiosa e dimessa. E non poteva essere diversamente. DSC_7142Di lì a poco lo scheletro della cupola scarnificata dalla bomba atomica il 6 agosto del 1945, sarebbe apparso spettrale a rendere spaventosamente tangibile e reale una pagina di storia. A fianco il Parco della Pace, epicentro della tragedia, custodisce la dolorosa memoria, atroce quando assume il volto dei bambini perduti. Il monumento a loro dedicato è una sorta di campana sopra alla quale una bimba in punta dei piedi fa prendere il volo ad una gru di origami, simbolo di longevità. Intorno centinaia di migliaia di gru di carta variopinte stanno con le ali chiuse, schiacciate sul corpo come a non voler mai più spiccare il volo, e paiono persino scolorire nella tristezza del ricordo della vita strappata.DSC_7153 DSC_7154

La vita di migliaia di bambini e di una in particolare, Sadako Sasaki, che ammalatasi dieci anni dopo lo scoppio, voleva realizzare mille gru di origami, convinta che questo l’avrebbe guarita.

Nella Sala Nazionale della Pace l’immagine di Hiroshima dilaniata dalla bomba è impressa come il Cristo sulla Sindone, su un mosaico che riveste a 360° le pareti della sala circolare. Ogni cosa del mosaico è permeata di morte e distruzione, compreso il numero dei tasselli che lo compongono: 140 000 come le vittime della bomba atomica. Ogni tessera contribuisce con il proprio strazio a realizzare l’orrore della città spolpata, in mezzo alla quale ci si sente perduti ed attoniti. DSC_7161

Un filmato racconta ininterrottamente, come una sorta di mantra, i ricordi e i disegni dei bambini che hanno vissuto l’incubo dello scoppio, mai lenito dal sollievo del risveglio. Dopo la discesa agli inferi, con i ragazzi un po’ provati ed incapaci di elaborare tanta atrocità, “uscimmo a riveder le stelle”.

DSC_7158Il 6 agosto si celebrerà come ogni anno la cerimonia di accensione delle candele rosse in ricordo delle vittime in prossimità della Fiamma della Pace, che finirà di ardere quando al mondo non esisteranno più armi atomiche. Chissà forse quel giorno anche le migliaia di gru spiegheranno finalmente le ali per librarsi in aria.

Il Budda di Nara

DSC_7026Il Budda cosmico, da cui tutto è stato creato, siede assorto in meditazione su un fiore di loto in una bolla senza tempo nel cuore di Nara, l’antica capitale del Giappone. DSC_7033Al suo fianco, feroci guerrieri armati di pennelli e pergamene annotano impietosi e scevri di ogni umana menzogna, le gesta delle anime che si presentano al quieto Dio.

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Migliaia di persone si affollano ogni giorno per vedere la grande statua e nel tempio i mercanti vendono spiritualità e chincaglierie sulle bancarelle. Il parco antistante protegge il grande Dio dall’insolenza della città circostante e come un’ostrica custodisce la sua perla più preziosa. DSC_7044Numerosi templi si dischiudono d’improvviso come tesori agli occhi di chi percorre i sentieri del parco sotto gli sguardi distratti dei cervi, guardiani in bilico sulle esili zampe. DSC_7064

 

Nara appare spezzata in due realtà distinte: un mondo senza tempo di quiete spirituale e un mondo in cui il tempo scandisce ossessivo ogni frenetica attività. I cervi, indiscussi padroni di entrambi, si rifugiano al cospetto del placido creatore, uscendo talvolta per le vie della città ad importunare gli incauti turisti che acquistano cibo per avvicinarli. DSC_7066

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Una gita fuori porta

Sfidando il caldo torrido ed afoso, decidiamo di fare il periplo del lago Biwa ko con il treno. Ci rechiamo così intorno alle nove del mattino alla stazione ferroviaria. La stazione di Kyoto è una struttura in vetro e metallo imponente, ma allo stesso tempo leggera ed aggraziata. Le sue linee curve si aprono a ventaglio per dare respiro alla grande scalinata che nelle ore serali diviene un teatro a cielo aperto. DSC_6918

La prima sosta la facciamo nella cittadina di Nagahama, famosa per la manifattura del vetro. Dopo esserci addentrati nelle strade deserte del nucleo storico, veniamo risucchiati dentro ad uno dei pochi edifici aperti, tappa obbligata per trovare refrigerio in una giornata dal caldo soffocante. DSC_6938Il negozio è ricolmo di manufatti in vetro, simili a quelli che si vedono a Murano, e i bambini rimangono a bocca aperta attratti dalle mille forge e dai colori sgargianti del vetro sapientemente lavorato. Con una certa insistenza e con la promessa di ripassare, riusciamo a proseguire verso il caleidoscopio gigante che giace un po’ arrugginito in un cortile angusto ed incolto dove materiale accatastato, immagini e cartelli sbiaditi, fanno intuire che in precedenza il luogo fosse stato molto più frequentato. DSC_6946

Ripartiamo verso Hikone il cui castello viene considerato uno dei più belli di tutto il Giappone. Scesi dal treno i vestiti ci si incollano addosso in un’atmosfera umida e surreale e l’aria che entra calda dalle narici scende nelle vie respiratorie togliendo il fiato.DSC_6963 Il castello bianco sonnecchia adagiato sulle rocce sotto un grande cappello grigio dalle falde arrotondate. Poco più in là pini e ciliegi si riposano anch’essi sulle sponde di un laghetto.
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Taluni, inginocchiati sulla riva e protesi verso le verdi acque da cui non riescono a trarre refrigerio, paiono anime del Purgatorio che espiano colpe di un’altra vita. Le pinne delle grosse carpe grigie accarezzano la superficie, mentre le teste delle tartarughe spuntano di tanto in tanto timide come ad un uscio che rapidamente richiudono. Numerosi pesciolini fanno la spola tra il fondo e la superficie dove inghiottono rapidi le incaute effimere che sorrette dalla tensione superficiale riposano ignare del destino che le aspetta. Ad ogni guizzo cerchi concentrici si spandono sul pelo dell’acqua intrecciandosi tra loro e ricamando il placido specchio. 
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Ripartiamo per Kyoto e d’improvviso il cielo si fa nero e minaccioso. Un violento acquazzone si accanisce sulla terra assetata e il treno fugge veloce in mezzo alla campagna squassata dal vento e dalla tempesta. Le foglie strappate dagli alberi turbinano nell’aria bianca d’acqua e il riso piega la testa schiacciato dalla furia della natura come a proteggere il tesoro che da lì a breve sarà raccolto. Nel giro di poco tutto si placa e quando arriviamo a Kyoto, naturalmente in perfetto orario, il sole basso inizia a tinteggiare il cielo di rosa.

Shintoismo e Buddismo

In questi giorni si celebrano le cerimonie agricole e della purificazione presso il tempio shintoista Shimogamo-jinja. Il tempio risale all’VIII secolo ed è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. DSC_6892

Situato alla confluenza di due fiumi in mezzo ad un raro bosco di latifoglie, in questi giorni subisce l’assalto da parte di migliaia di persone che, come noi, accorrono al tempio per prendere parte alle celebrazioni. Non appena arrivati veniamo convogliati da vigili in tenuta psichedelica dentro a un percorso a serpentina, simile a quelli che si vedono nelle code delle attrazioni dei parchi divertimento. Appena prima di arrivare alla tettoia sotto cui ci dovremo togliere le scarpe, bambini, uomini e donne in divisa ci porgono dei sacchetti di plastica nei quali riporremo le calzature. Due donne ci vendono delle candeline bianche infilzate su bastoncini di legno e dopo un attimo ci troviamo sulla riva del fiumiciattolo nel quale entreremo a breve. Rassicuro Pietro circa il fatto che l’acqua, che doveva arrivare al massimo alle caviglie, sarebbe stata calda, anche se i gridolini della gente che saltella con l’acqua a metà coscia mi smentiscono su ogni fronte. DSC_6898 Quando il fiume umano di cui siamo parte confluisce in quello liquido, abbiamo la conferma che i balletti e i versi emessi dalle persone non sono parte del rituale, ma effetto dell’acqua fredda. Pietro mi lancia subito un’occhiataccia, mentre Luca per dimostrare la sua prestanza fisica parte come se stesse facendo una gara podistica più che un rituale di purificazione. Andrea segue fiducioso e si diverte a vedere l’acqua che fa di tutto per raggiungere i suoi pantaloni corti, prendendosi gioco dell’impegno con cui lui cerca di tirarli su.

Arrivati in fondo al tragitto sfiliamo le candeline dal bastoncino per inserirle in un portacandele metallico sottostante l’altare. DSC_6902Usciti dall’acqua e rimessi i calzari, proseguiamo sotto un tendone dove alcuni uomini elargiscono acqua purificatrice in batteria. DSC_6909Dopo il passaggio obbligato dall’altare, in un attimo veniamo sputati fuori dal tempio e catapultati su una strada sterrata in mezzo al bosco, costellata da bancarelle di street food e paccottiglia di vario tipo. Purtroppo era difficile vivere questa esperienza in modo spirituale, e credo che pochi fossero lì con quell’intento. Ci hanno infatti spiegato che la religione shintoista, originaria del Giappone, è quella che viene abbracciata dai più ma non per fede, ma per tradizionale attaccamento verso alcune cerimonie, prima fra tutte il matrimonio. La religione buddista invece, di origine cinese, viene abbracciata da una minoranza che realmente crede e partecipa alla vita religiosa.

Quando finalmente il caos della festa sarà terminato, il tempio potrà strapparsi le odiate vesti da luna park per rimettersi quelle antiche e sacre di luogo di culto, permeato dai suoni delle anime raccolte in preghiera.

Il sistema scolastico

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L’altra sera, quando siamo stati invitati a cena da Takashi Fujimori, abbiamo avuto modo di capire meglio come funziona il sistema scolastico giapponese. La moglie infatti, prima di avere la bambina, era una maestra di scuola elementare, ma avendo deciso di avere più figli, avrà difficoltà a reinserirsi nel mondo lavorativo.

DSC_6524I bambini iniziano la scuola all’età di sette anni. La scuola primaria dura 5 anni durante i quali i ragazzi imparano circa 700-800 simboli delle migliaia totali: 50 il primo anno, 80 il secondo e via via crescendo negli anni successivi. Esistono 3 insiemi di simboli: Kanji, il primo e più numeroso, è costituito da ideogrammi ereditati dalla Cina, Hiragana e Katakana sono una sorta di scrittura fonetica con un numero più ridotto di simboli e i due insiemi si fondono nel linguaggio scritto e parlato. Naturalmente poi devono conoscere anche l’alfabeto anglosassone, il Roma-ji, per poter scrivere i fonemi sul pc che vengono poi trasformati in simboli e per imparare le lingue straniere, principalmente l’inglese. I bambini si esercitano su tabelle che devono esser compilate inserendo in ciascuna colonna per dieci volte uno specifico simbolo. In pullman ci è capitato di vedere un ragazzino intento in tale attività.

DSC_6610Le classi possono avere fino a 40 alunni e la maestra è unica. L’orario scolastico è simile a quello del nostro tempo pieno e per il pasto la famiglia paga circa 30 euro al mese. Ci hanno spiegato che in passato gli scolari “dovevano” essere a casa entro le 17, mentre adesso possono rientrare anche alle 18.00 – 18.30, dopo aver svolto le attività extra scolastiche, che in realtà consistono in ulteriori ore di studio. Sembra infatti che l’ammissione alle scuole superiori e poi all’università sia veramente selettiva, quindi i bambini iniziano a prepararsi duramente sin dai primi anni di scuola. Questo spiega perchè i parchetti sono deserti in Giappone!

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Una piacevole serata

L’aspetto più interessante del viaggiare per lavoro rispetto al viaggiare per turismo, sta nella possibilità di conoscere maggiormente le persone e le loro abitudini. L’altra sera siamo stati invitati a cena da un ragazzo che lavora come ricercatore all’Università di Kyoto e da sua moglie. La coppia ha una bimba, il cui nome si pronuncia “Kana-o”, che è nata il medesimo giorno di Andrea, il 24 giugno, però del 2013. La piccola si sta cimentando con i primi passi e i primi suoni articolati, assolutamente uguali a quelli che pronunciavano i miei figli alla sua età e molto assonanti con quelli che pronunciano gli adulti. Ricordo infatti che allora dicevo sempre che i miei figli sembravano giapponesi e a distanza di alcuni anni ho potuto appurare che lo erano veramente!

La casa in cui ci hanno accolto era tradizionale, essendo un edificio di più di 100 anni. Per raggiungere l’ingresso abbiamo percorso alcuni metri in un angusto corridoio in mezzo a due edifici antistanti al termine del quale ci siamo trovati di fronte a una porta scorrevole in legno e carta di riso. Come consuetudine ci siamo tolti le scarpe prima di entrare. Varcata la soglia ci siamo trovati in un piccolo ingresso con un tavolo e un cucinino.

20140726_172220 A sinistra un’altra porta scorrevole dava accesso ad un vano con il tatami (la tipica pavimentazione in stuoia utilizzata per le camere da letto e i locali giorno) il cui soffitto in legno incombeva basso. Un tavolino alto circa 30 cm era baricentrico rispetto al locale e sulle tre pareti non occupate dalla porta scorrevole erano addossati rispettivamente un piccolo divano di velluto verde con la struttura in legno, una poltrona sotto alla quale c’era un vasino di ceramica come quelli che si usavano un paio di generazioni fa in Italia, una libreria, alcuni giochi di legno e una scrivania con due computer. Non mancavano un condizionatore e un ventilatore, indispensabili in una giornata che ha toccato i 37°. L’ambiente risultava molto raccolto ed accogliente. Ci siamo seduti tutti per terra intorno al tavolino centrale per prendere l’aperitivo: anguria, legumi simili a piccole fave e una bevanda molto popolare dall’aspetto simile al latte di cocco e dal gusto paragonabile al sorbetto al limone.

20140726_174341Di seguito sono state appoggiate sulla scrivania numerose ciotole contenenti germogli, mais, formaggio, tofu, verdure, piccoli wurstel, pesce crudo e la più grande riso. Non mancavano ovviamente salsa di soia, zenzero e spezie. In una vaschetta poi eran contenuti alcuni fogli di alghe di due differenti dimensioni. Entrambi andavano riempiti con riso e gli ingredienti desiderati; le più piccole venivano poi arrotolate a forma di cono, le più grandi adagiate su uno stuoino che serviva per arrotolarle a forma di cilindro. Le prime venivano mangiate dal commensale che le aveva preparate, le seconde tagliate a rondelle e condivise.

DSC_6828La cena si è conclusa con alcuni dolci che avevamo portato noi simili a pancakes, che ci hanno affascinato perchè prodotti con una macchina posta in bella vista nella vetrina del negozio, che ricordava tanto il film di Charlie Chaplin “Tempi moderni”.

I bambini erano molto divertiti da questa cena così interattiva. Non appena terminato hanno iniziato a giocare facendo rotolare alcune palline sul tatami, suscitando l’interesse della piccola che si aggirava eccitata e barcollante tra gli strani ospiti, afferrando quello che poteva dai piatti di ognuno, secondo la migliore tradizione che accomuna tutti i bambini del mondo. Nel frattempo noi adulti sfogliavamo il bellissimo album di matrimonio dei due ragazzi celebrato con abiti tradizionali secondo il rito Shintoista.

E’ stata davvero una piacevole serata!

Se questi sono parchi giochi……

In Giappone non si vedono molti bambini per le strade, forse perchè la scuola è appena terminata o forse perchè sono troppo impegnati a prepararsi per la società di domani dove dovranno lavorare molto duramente. Per comprendere meglio, basti pensare che da queste parti le vacanze scolari estive durano circa un mese, mentre quelle lavorative tre giorni. Si, proprio tre giorni; però quasi tutti si lasciano ingolosire e, attaccandone un paio prima o dopo, arrivano a godere di una intera settimana!

I pochi bambini che si vedono sui pullman o sulle metropolitane viaggiano spesso da soli, facendo equilibrismi per svolgere i compiti prima di arrivare a casa, tra una frenata e l’altra in prossimità di fermate e semafori.

pinoc9Nei luoghi pubblici, ristoranti, bar, centri commerciali, etc, non si vedono aree dedicate ai bambini e gli sporadici parchi giochi lasciano basiti da tanto sono desolati. Spianate di terra prive di alberi che paiono realizzate a eterno monito verso una via che non deve essere intrapresa, un po’ come il paese dei balocchi della favola di Pinocchio. Non ho mai visto bambini intrattenersi sulle scarne altalene, sullo scivolo di cemento o ancora sui copertoni parzialmente interrati che diventano infuocati nelle ore più calde, ma sono certa che se mai dovessi scorgerne uno, gli vedrei anche crescere repentinamente delle lunghe orecchie pelose da asinello.

Se queste sono le distrazioni offerte, si può stare certi che i bambini non perderanno mai di vista i loro obiettivi.

Buon compleanno Luca!

DSC_6822Il 24 luglio è il giorno della seconda e ultima parata del festival Gion Matsuri, reintrodotta per la prima volta quest’anno dopo più di 50 anni. A  fatica troviamo un posto su un muretto in prossimità di un incrocio e, abbarbicati ad un alberello, attendiamo l’arrivo dei carri. Il clima è afoso e un poliziotto con un sorriso affabile pronuncia ininterrottamente parole incomprensibili attraverso un megafono, mentre con la mano e i cenni del capo sembra benedire la folla. D’improvviso sbuca da dietro gli edifici il primo stendardo, seguito da una variopinta sfilata di uomini, donne e bambini agghindati con abiti tradizionali. Le dame a cavallo paiono bambole di ceramica e alcune bambine trotterellano al seguito nei loro abiti color pesca, attardandosi di tanto in tanto per far ruotare gli ombrellini di carta di riso. DSC_6795Dietro di loro uomini vestiti da aironi aprono le ali come ad ammonire le piccole, che ripartono leste per non esser raggiunte. Due giovani samurai, perfettamente immedesimati nel ruolo assegnatogli, proteggono impettiti tre scrigni dorati sorretti da alcuni portantini. DSC_6837

 

Infine chiudono la parata i grandi carri che avanzano lenti e pesanti come pachidermi. Piccoli pini svettano sopra le coperture e gli esili rami fluttuano nell’aria insieme alle note dei flauti e ai trilli dei campanelli. Prima che il carro giunga nel centro dell’incrocio alcuni uomini estraggono due fascine di canne di bambù tagliate verticalmente e le dispongono a terra.

DSC_6579Quando le ruote anteriori salgono sui legni, il carro viene bloccato con dei cunei. Secchi di acqua (e sapone, credo) vengono rovesciati sull’asfalto e sulle canne per ridurre l’attrito. I DSC_6806due uomini che muovono in modo ritmato i ventagli sul predellino anteriore del carro, vengono raggiunti da altri due che, come maestri di cerimonia, iniziano a dirigere le manovre. Le corde con le quali il carro viene trascinato sono repentinamente avvolte intorno al mozzo della ruota anteriore esterna. All’ordine unisono dei maestri di cerimonia, il gigante viene fatto scivolare sulle canne compiendo una rotazione intorno alle ruote posteriori. Ci sono volute circa quattro possenti spinte per fargli compiere una rotazione di 90°. Terminata l’abile manovra, il carro prosegue nella nuova direzione accompagnato dagli applausi della folla rimasta con il fiato sospeso fino a quel momento.

Dopo aver assistito a questo spettacolo unico, ci dirigiamo verso la galleria commerciale per prendere un regalo per Luca, perchè il 24 luglio è anche il suo compleanno! Essendo un bambino molto permeabile alle differenti culture, usi e costumi, ha optato per uno yukata (la versione estiva del kimono)……ed io proprio non potevo lasciarlo solo in questa sua scelta!

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