A proposito di mobilità ciclabile

Un doveroso aggiornamento sull’utilizzo della bicicletta a Kyoto. E’ piuttosto diffuso, molte bici a pedalata assistita con doppio seggiolino, numerose pieghevoli, parecchie bici modaiole e bici da corsa spesso di marca italiana. Quasi tutte le case hanno rastrelliere al coperto, spesso all’interno di appositi locali. Peccato che non esista alcun servizio di bike sharing.

L’aspetto curioso è però il forte contrasto che si osserva tra utilizzo e sosta delle due ruote a pedali. La seconda è rigidamente regolamentata fino all’ossessione, in pieno stile giapponese. Non è pensabile lasciare legata la bicicletta ad un palo o a una cancellata, pena la probabile rimozione, il pagamento di una multa e soprattutto la necessità di andarsela a riprendere in qualche scomodissimo deposito dalla parte opposta della città. Dunque, come per le macchine, si trovano efficientissimi parcheggi a pagamento, totalmente automatizzati e spesso anche coperti, dove ritirare il mezzo.

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L’utilizzo è invece lasciato alla deregulation più assoluta, con ciclisti che vanno come dei pazzi e ti sbucano silenziosamente da tutte le parti. Nelle strade strette delle vie del centro, così come nei più larghi marciapiedi o agli incroci. L’unico incidente che ho visto fino ad ora è stato quello tra due ciclisti.

1 anno e 15.000 km dopo

Tempo di fare i primi bilanci dopo un anno di utilizzo. Innanzitutto la cosa più importante: non sono mai rimasto a piedi, né ci sono arrivato vicino. È chiaro che ogni spostamento un po’ lungo va programmato con attenzione, privilegiando il percorso “breve” rispetto a quello “veloce”, e dunque le statali rispetto alle autostrade (col che si risparmia anche). Tuttavia in condizioni critiche (inverno e pioggia) questo si può rivelare controproducente, visto che se si sta molto fermi nel traffico il riscaldamento, il tergicristallo e i fari comunque succhiano un bel po’ di batteria.20140531_175244

L’autonomia reale è naturalmente molto più bassa del dato ufficiale. A chi mi chiede rispondo che con un “pieno” si può contare ragionevolmente su non più di 120 km, ovviamente se si guida molto tranquillamente e senza il climatizzatore/riscaldamento. Se poi si tiene conto che è buona norma ricaricare la batteria solo all’80% e che non è il massimo girare con meno di due tacche residue (sulle 12 totali), allora diciamo pure che un range veramente tranquillo è di 80 km. Che però si sono rivelati più che sufficienti per la stragrande maggioranza degli spostamenti routinari.

Le soddisfazioni più grandi sono naturalmente quelle di muoversi in città senza alcuna emissione allo scarico e in silenzio, oltre a quella di ricaricare, quando possibile, in modalità 100% fotovoltaica, e quindi muoversi realmente a impatto quasi zero. Anche i bambini sono entusiasti, e preferiscono nettamente quando ci si muove con “l’elettrica”, anche se ambirebbero alla Tesla, beata ingenuità… Altra soddisfazione, ma non credo duratura, è quella di poter parcheggiare in pieno centro a Milano, magari proprio davanti alla Scala!

In seconda battuta, ma tutt’altro che trascurabile, il piacere di guida. Silenzio, assenza di vibrazioni, fluidità, accelerazione bruciante e progressiva quando serve. Un’elettrica è pure il luogo ideale per lunghe conversazioni telefoniche in vivavoce.

Il rovescio della medaglia di tutto ciò è che l’auto elettrica rischia di creare assuefazione, se non addirittura dipendenza. Non nascondo di aver fatto qualche spostamento in più in auto rispetto al beneamato treno. Ma, come ho già raccontato, l’accoppiata con la bici pieghevole rimane determinante.

Due parole sui costi: bollo assente, assicurazione RC a prezzo ridicolo, area C di Milano gratuita, parcheggio gratuito sulle colonnine di ricarica, ricarica a casa gratuita quando c’è il sole. Sicuramente gli investimenti iniziali sono importanti, ma in una prospettiva di lungo termine…

Una giornata intermodale – 2

Un paio d’anni fa raccontavo in questo post la cronaca di una giornata intermodale. Ora parlo di un’altra esperienza di intermodalità, ma questa volta di tipo “auto (elettrica, ça va sans dire) più bici”.

Con l’auto elettrica bisogna pianificare una trasferta non ordinaria in maniera molto accurata, soprattutto se ci si avventura in zone dotate di poche infrastrutture di ricarica. E avere una bicicletta di supporto aiuta non poco…

Dunque partenza all’alba in direzione Milano, circa 60 km, e successiva ricarica alla colonnina A2A interna al Politecnico. Servono circa 3 ore per ripristinare la carica iniziale.

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Ripartenza alle 11 per un’altra tappa, sempre in zona Milano, e poi alle 12.30 in direzione Lecco. Qua c’è una sola possibilità di ricarica, con due postazioni legate ad un’azienda privata che concede ancora per un po’ la ricarica a titolo gratuito. Naturalmente allertati già qualche giorno prima, si sono rivelati gentilissimi e disponibili. La postazione non è molto vicina a dove mi devo recare, dunque si estrae la fida pieghevole dal bagagliaio e via.

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Ad impegno finito l’auto è di nuovo al 100%, si riparte per il rientro a casa con la prospettiva di uno stop per ricarica rapida al Villoresi Est (autostrada Milano-Varese). Ma il navigatore suggerisce un itinerario breve di soli 90 km che, tagliando per le strade statali della Brianza, mi consente di arrivare a casa senza ulteriori ricariche.

E così è, circa 200 km in elettrico senza problemi!

 

 

Segnali

Mi piace cercare di cogliere i piccoli segnali. E ultimamente ne stanno arrivando molti. Domenica 16 giugno, giornata festiva e senz’altro anomala dal punto di vista meteorologico, mentre noi ci deliziavamo sulle Apuane per ben due ore la produzione di energia elettrica in Italia è stata totalmente sostenuta dalle fonti rinnovabili. In Germania qualcosa del genere è successo, mi sembra per una giornata intera, già nella primavera del 2012.MGP_16giu2013

Pur con tutte le attenuanti del caso (non solo vi erano le condizioni ottimali per solare ed eolico, ma anche un idroelettrico in piena forma a causa delle abbondanti precipitazioni primaverili), stiamo assistendo ad un trend inarrestabile. Anche perché a questo contribuisce senz’altro la forte diminuzione dei consumi che si sta verificando prevalentemente per la crisi, ma anche a causa del progressivo efficientamento energetico. E dunque cosa potrebbero fare le grosse utilities tradizionali per arginare il tracollo? Ma puntare sulla mobilità elettrica, no? Elementare Watson. Un bacino potenzialmente immenso di nuovi consumatori di energia.

E sempre a proposito di segnali, da qualche settimana, udite udite, Nissan ha timidamente iniziato a pubblicizzare la LEAF anche in Italia. Che sia la volta buona?

Un po’ di orgoglio

Da buon pendolare macino decine di migliaia di chilometri all’anno sul treno, prevalentemente su tratte regionali con la fida Pieghevole.
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Ma muoversi sull’alta velocità per raggiungere Roma o Bologna rimane sempre qualcosa di emozionante, come tutte le cose che vogliamo sembrino ancora nuove. Nel mio ultimo viaggio sul non-stop Milano-Roma (3 ore esatte), ulteriori emozioni sono state il passaggio nella fantastica stazione Mediopadana di Santiago Calatrava a Reggio Emilia, che insieme al ponte sull’autostrada A1 costituisce un landmark di tutto rispetto. E poi la nuova stazione Bologna Centrale AV, tutta in sotterraneo.images

In un contesto storico dove si viene quotidianamente schiacciati da notizie negative e sensi di colpa su come sta declinando il nostro Paese, è bello provare ancora un po’ di orgoglio nel vedere un’opera che, sebbene con imperdonabile ritardo rispetto ad altri paesi europei, può costituire un importante strumento di rilancio della nostra povera Italia.

Un sibilo

A bassa velocità l’auto elettrica è totalmente silenziosa, si avverte al massimo un sibilo di sottofondo, che nulla lascia presagire l’arrivo di un veicolo. I costruttori hanno pertanto previsto l’emissione di un cicalino artificiale, generalmente fino ai 30 km/h, dopodiché si spegne poiché il fruscio aerodinamico e quello del rotolamento dei pneumatici iniziano a farsi sentire. Per la retromarcia, poi, sulla LEAF è addirittura previsto un forte segnale sonoro intermittente come quello dei camion.

Nonostante questi accorgimenti, è necessario fare grande attenzione quando ci si muove a bassa velocità in città, perché si osserva proprio come in quelle circostanze il pedone faccia molto affidamento sull’udito, buttandosi talvolta in mezzo alla strada senza guardare. Mano sul clacson, quindi.

Temo che l’inevitabile prezzo da pagare allo sviluppo della mobilità elettrica sarà qualche investimento in più a bassa velocità. Ma molto probabilmente compensato da meno incidenti ad alta velocità, visto che questo genere di veicoli invoglia (o forse costringe) ad una guida molto più sobria ed accorta. Quasi da mobilità dolce, insomma.

E vogliamo mettere la prospettiva di avere città, oltre che meno inquinate, anche meno rumorose?

La Rustichella

Il principale limite dell’auto elettrica e’ dato da due fattori, tra loro connessi: l’autonomia di percorrenza e il tempo di ricarica. Quest’ultimo, utilizzando una normale presa di casa, può arrivare fino a 10 ore, nel caso di batteria completamente scarica. E’ come dire che 1 ora di ricarica domestica consente di percorrere 12-15 km!image

Una possibile soluzione e’ costituita dalle colonnine di ricarica rapida, che pompando qualcosa come 50 kW, consentono di ridurre il tempo a 30 minuti. “Il tempo di una Rustichella”, come disse il simpatico Alfredo che ci ha venduto l’auto. Effettivamente questo tipo di colonnina trova collocazione ideale negli autogrill, come quello recentemente inaugurato a Lainate (Villoresi Est). L’altra sera l’abbiamo potuta sperimentare, di rientro da Milano. Tutto bene, in 20 minuti la batteria e’ salita all’80% di capacita’. Peccato solo che la Rustichella non ce l’avevano…

Verso il futuro

Venerdì 31 Maggio è arrivata, dopo una lunga attesa raccontata anche qua. Auto elettrica pura, finalmente disponibile ad un prezzo umano grazie agli importanti sconti dovuti all’imminente arrivo del nuovo modello. Sconti non pubblicizzati affatto in Italia, e su questo si potrebbe discutere.

Nissan LEAF

Ora inizia il divertimento, ovvero la ricerca di una nuova interpretazione della mobilità, intesa semplicemente come il modo più efficace di andare dal punto A al punto B. Con un’auto che ha un’autonomia, in caso di batterie cariche al massimo, di poco superiore a quella della riserva di un modello tradizionale. E naturalmente estremamente sensibile allo stile di guida, con un inquietante conto alla rovescia dei km residui che sembra sempre troppo veloce. La chiamano “range anxiety”.

Ci sono molti riferimenti web per gli utenti del modo anglosassone, mentre ho trovato poco o nulla per l’Italia. Chiunque si imbattesse per caso in questa pagina e volesse consigli e suggerimenti sull’utilizzo di un’elettrica pura come la Nissan LEAF è benvenuto, basta scrivere un commento (PS: non prendo nessuna percentuale da Nissan, è solo una passione!)